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	<title>Micromondi &#62; Jurka!</title>
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	<description>A comporre un universo unico e infinito di pensieri</description>
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		<title>Narciso</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 13:26:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dile</dc:creator>
				<category><![CDATA[MICROMONDI]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Oh vano, sfrontato fiore
Dice l’ape al narciso,
lusingato da languidi inglesi,
e prima ancora
crogiolato nel favoloso senno antico
ti sei bendato
in un bozzolo biondo,
e sbatacchi in una calle cieca di specchi
sbalzata tra i riverberi
la tua vanagloria
è risa da sirene,
in segreti spietati
sussurrati su isole di creta
oh, stupida giunchiglia
hai retto solo un istante
l’onere della stella.
di Silvia Tarter
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oh vano, sfrontato fiore<br />
Dice l’ape al narciso,<br />
lusingato da languidi inglesi,<br />
e prima ancora<br />
crogiolato nel favoloso senno antico<br />
ti sei bendato<br />
in un bozzolo biondo,<br />
e sbatacchi in una calle cieca di specchi</p>
<p>sbalzata tra i riverberi<br />
la tua vanagloria<br />
è risa da sirene,<br />
in segreti spietati<br />
sussurrati su isole di creta</p>
<p>oh, stupida giunchiglia<br />
hai retto solo un istante<br />
l’onere della stella.</p>
<p>di Silvia Tarter</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Click floreali</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 13:21:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dile</dc:creator>
				<category><![CDATA[MICROMONDI]]></category>
		<category><![CDATA[Aggiunta nuovo tag]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto numero 1
La sposa più gialla
Vedo una bambina. Indossa un sorriso un po’ troppo largo e irriverente. Ha capelli color miele, sormontati da un cappellone a tese larghe, che porta segni evidenti di esuberanza affettiva, un tempo doveva essere stato bianco. Il corpo della piccola è coperto solo da una lunga canottiera alla marinara, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Foto numero 1</p>
<p>La sposa più gialla</p>
<p>Vedo una bambina. Indossa un sorriso un po’ troppo largo e irriverente. Ha capelli color miele, sormontati da un cappellone a tese larghe, che porta segni evidenti di esuberanza affettiva, un tempo doveva essere stato bianco. Il corpo della piccola è coperto solo da una lunga canottiera alla marinara, una spallina è scivolata giù mostrando una spalla  morbida e bombata.</p>
<p>Scalza, questa piccola Odette, regge con orgoglio una boquet giallo e saltella, affondando i piedi grassocci nel campo.</p>
<p>-“Sono una sposa, sono una sposa gialla!” Ai suoi gridolini gioiosi risponde il cugino più grande, il Matteo bello, che intromette il suo braccio nella fotografia. La mano si protende per regalarle un anellino verde, di fili d’erba intrecciati: l’esile anello per la piccola sposa.</p>
<p>I contadini godono la scenetta ridacchiando di quella sposa bambina, col suo boquet di denti di cane e la fede d’erba.</p>
<p>Quando scende la sera, confondendo colori e motteggi, della sposa più gialla restano solo tanto sonno e manine impiastricciate di nostalgie.</p>
<p>Foto numero 2</p>
<p>Intervallo mediocre</p>
<p>C’era un posto e sembrava bello, forse perché era soltanto un posto. Un pezzetto di terra, stretto come la Liguria, tra una fossa d’acqua e i binari del treno: lì mi sedevo.</p>
<p>Nella fossa, s’intravedeva qualche modesta scardola nuotare tra le alghe. Oltre, solo geometrie militaresche di fil di ferro, a cui si aggrappavano le viti ancora nude, spezzando il cielo in triangoli scaleni.</p>
<p>Accoccolata , guardavo alle viti al di là, dal mio angolo di suolo incolto e divenivo a poco a poco, quasi selvatica. Giocherellavo con i denti di leone, e dopo un po’ mi veniva all’improvviso una rabbia strana,da dentro, tanto che mi mettevo a strappar via i petali. Parevano ciocche di capelli cresciuti troppo in fretta su una testolina brusca da ragazzina punk, ma allo stesso tempo tintura da donnetta a buon mercato dei vicoli. Così banali e sgraziati, mi sembravano volgari. Detestavo persino quelle loro foglie maldestre, quasi fossero state ritagliate da bambini dell’asilo, con le forbici a punta arrotondata.</p>
<p>Bruttini, insipidi fiori…meritavano di morire! Li privavo dei petali e infine, li decapitavo incidendo il gambo con le unghie, fino a che sgorgava un rivoletto di sangue bianco, che mi macchiava le dita. Strizzandoli poi tra le mani diventavano molli, intrisi del mio sudore e ancora più inutili di prima. Allora li gettavo nel fosso, ormai cadaveri galleggianti destinati al fiume.</p>
<p>Ogni tanto, sopra la mia testa interveniva il treno, cancellando me e la mia lotta superflua con quei piccoli fiori gialli, in quel pezzetto di niente, col suo fragore di tuono; così la mia esigenza di mediocrità si era placata ed io sentivo finalmente conforto.</p>
<p>di Silvia Tarter</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A una figlia</title>
		<link>http://micromondi.jurka.net/2010/04/22/a-una-figlia/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 15:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Voglie spettinate
Ti sorprendono
come un acquazzone d’aprile
in una luce gialla
e ti mordicchi le unghie,
con sguardo smarrito nelle cose,
e ti avvolge un velo di riluttanza
per domani
sei per me spruzzo di memoria
di violetta e di giunchiglia,
perchè non riescono cancelli
alla primavera
di Silvia Tarter
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-297" src="http://micromondi.jurka.net/files/2010/04/rifiuti_innocui-300x214.jpg" alt="rifiuti_innocui" width="300" height="214" /><br />
Voglie spettinate<br />
Ti sorprendono<br />
come un acquazzone d’aprile<br />
in una luce gialla</p>
<p>e ti mordicchi le unghie,<br />
con sguardo smarrito nelle cose,<br />
e ti avvolge un velo di riluttanza<br />
per domani</p>
<p>sei per me spruzzo di memoria<br />
di violetta e di giunchiglia,<br />
perchè non riescono cancelli<br />
alla primavera</p>
<p>di Silvia Tarter</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bagno di crepuscolo</title>
		<link>http://micromondi.jurka.net/2010/04/22/bagno-di-crepuscolo/</link>
		<comments>http://micromondi.jurka.net/2010/04/22/bagno-di-crepuscolo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 15:15:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Una nera sagoma di donna
            sfuma nella luce che muore
dissolve i suoi contorni a carboncino
in un bagno d’arancio.
È Madre, madre nel sole
si tempera nella fiamma che s’estingue
ma pronta
a riaccendersi,
           	domani
	ancora
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://micromondi.jurka.net/files/2010/04/foto-300x195.jpg" alt="foto" width="300" height="195" class="alignright size-medium wp-image-291" /><br />
Una nera sagoma di donna<br />
            sfuma nella luce che muore<br />
dissolve i suoi contorni a carboncino<br />
in un bagno d’arancio.</p>
<p>È Madre, madre nel sole<br />
si tempera nella fiamma che s’estingue<br />
ma pronta<br />
a riaccendersi,<br />
           	domani<br />
	ancora</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ASPETTA E SPERA!</title>
		<link>http://micromondi.jurka.net/2010/01/15/aspetta-e-spera/</link>
		<comments>http://micromondi.jurka.net/2010/01/15/aspetta-e-spera/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 22:34:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvietta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog Letterario]]></category>

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		<description><![CDATA[La poltroncina di velluto arancione era davvero molto comoda. Giacinto la carezzò lentamente un’altra volta e nel toccare quel tessuto dalle piccole frange morbide con i polpastrelli, provò un brividino piacevole. Frugò nella tasca della sua giacchetta per cercare una caramella da succhiare durante lo spettacolo. Ne trovò una alla menta. “Meglio scartarla adesso”-si disse- [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La poltroncina di velluto arancione era davvero molto comoda. Giacinto la carezzò lentamente un’altra volta e nel toccare quel tessuto dalle piccole frange morbide con i polpastrelli, provò un brividino piacevole. Frugò nella tasca della sua giacchetta per cercare una caramella da succhiare durante lo spettacolo. Ne trovò una alla menta. “Meglio scartarla adesso”-si disse- “piuttosto che disturbare dopo, quando ci sarà più gente.” E si sistemò sulla poltroncina tutto soddisfatto del suo pensiero, sentendosi proprio un brav’uomo che aveva l’accortezza di rispettare gli altri. Per la verità non c’era ancora nessuno nel teatro, tranne lui e due maschere ai lati, due ragazze giovani ed eleganti nella loro divisa blu, con i capelli chiari raccolti in uno chignon.<br />
Ah, ci era voluto un po’di tempo, aveva pensato di non farcela, ma ci era riuscito alla fine!<br />
Stava tornando dal lavoro, un giorno come tanti, quando aveva visto quell’annuncio. Era stato attaccato di fresco alla bacheca, si intravedevano ancora le piegoline della colla, che creavano sottili rughe sulla carta. Un po’coperti dal foglio, rimanevano i resti di un precedente volantino, che riportavano una data passata e dovevano quindi lasciare il posto ad altre. Camminando con un certo appetito verso casa, Giacinto era stato colpito da quel pezzo di carta incollato, che lampeggiava vanitoso nel suo bel giallo acceso. Era andato vicino vicino a leggere, perché non ci vedeva tanto bene da lontano. “Toh, gli artisti di casa nostra in concerto. Due talenti lirici della nostra città, con la partecipazione della bravissima ospite di Kiev, Nevenka, canteranno per noi le opere di Verdi, Puccini e altri grandi della musica. Il 27 maggio al teatro Casanova, alle ore 21.00. Vi aspettiamo numerosi.”<br />
 Giacinto rilesse l’annuncio. 27 maggio, 27 maggio…beh non aveva particolari impegni quel…che giorno era? sabato forse. Mah…sì, le partite a carte con Alberto ma niente di che, poteva inventare una scusa per saltarle. Mancavano solo dieci giorni. Talenti lirici di casa nostra. “Beh, bisogna anche conoscerli insomma, c’è gente in gamba anche qua, dopotutto, poi la lirica è sempre bella.” Pensava lungo la strada. Per tutta la sera aveva in testa quel volantino e a tavola non parlò affatto con la moglie e il figlio. “Si può sapere che cos’hai?” gli chiese Anita. “Ti hanno mangiato la lingua, al lavoro oggi?”<br />
“No, no, ce l’ho ancora cara, è che pensavo al 27 maggio, ho visto…”<br />
“Il 27 maggio. Compie gli anni la mamma. Ottanta tondi tondi ne fa, dobbiamo farle la festa. Una bella cenetta tutti insieme, magari al ristorante, per una volta! Vero, che la festeggiamo la nonna?” si rivolse al ragazzino, che annuì col capo, perché aveva la bocca piena.</p>
<p>Giacinto sentì una fitta allo stomaco. Accidenti! Il compleanno di sua suocera non ci voleva. Cercò<br />
di convincere la moglie a cambiare idea: “Non possiamo festeggiarla la domenica invece? A pranzo, così anche lei si stanca meno.” Azzardò. “Cosa?Ma no che è bella arzilla la mia mamma! E poi lo sai che la domenica ha la messa alle undici e dopo va al cimitero a trovare papà. No, no, è meglio la sera di sabato.”<br />
Di fronte a tali ragioni Giacinto non seppe più come ribattere. Guardò il ragazzino in cerca di un alleato, ma questo, ingoiato l’hamburger, mise il piatto nel lavello e sparì nella sua stanza.<br />
Il 27 maggio si avvicinava. Per tutta la settimana che lo precedette, Giacinto, ogni volta che andava a lavorare, lanciava un triste sguardo alla bacheca e al foglietto giallo, che era impossibile ignorare. Aveva anche provato a proporre alla moglie di cenare in casa, presto, intorno alle sette, così poi lui avrebbe potuto andar via. Ma quella si era messa in testa di portare la madre alla trattoria dove facevano il baccalà, perché era da tanto che non mangiavano un baccalà con la polenta come una volta. Aveva già avvertito la mamma ( “bella sorpresa!”, aveva pensato Giacinto con sarcasmo) e lei naturalmente era stata tutta entusiasta e si era messa a parlare di quando lo stoccafisso costava pochissimo e lo si poteva mangiare anche più volte alla settimana, invece con i prezzi di oggi, una rarità!<br />
“Ma perché non vuoi venire e ti inventi tutte queste scuse? Proprio vuoi dare un dispiacere a me e la mamma, nel giorno in cui fa ottant’anni?” gli si era rivolta Anita, con uno sguardo lamentoso. E lui, Giacinto, non era stato ancora capace di rispondere e nemmeno di accennare ai cantanti.<br />
Finché, il venerdì prima del concerto, non successe qualcosa di inaspettato. L’arzilla vecchietta si sentì improvvisamente male durante il pomeriggio. Stava facendo delle scarpette di lana, come se ve ne fosse un’impellente bisogno, quando un gran caldo le partì dalle braccia e salì fino alle tempie. Due ore dopo l’avevano portata al pronto soccorso. Anita s’aggirava inquieta nel corridoio, in attesa che chiamassero sua madre. Giacinto l’aveva raggiunta dal lavoro appena aveva potuto. “Oh meno male che sei arrivato.” “Ma che cos’ha?” Chiese. “Non so, sono andata a casa, di pomeriggio a portarle un po’di spesa e l’ho trovata che era bollente. Una febbre così, all’improvviso. Chissà come mai.” Rispose la moglie, intrecciando nervosamente le dita. “Dai vedrai che non è niente di grave, in primavera…con gli sbalzi di temperatura, capita…” disse Giacinto. “Macché, è sempre stata sanissima la mamma, non sarà certo solo per un po’ di caldo.”<br />
La signora fu ricoverata e si decise, sospettando un’infezione, di tenerla qualche giorno in ospedale. Quando il medico pronunciò il verdetto, nella testa di Giacinto sfavillò libera quella data: 27 maggio.<br />
E fu così che il sabato sera, Giacinto aspettò in ospedale che giungesse la grande ora. L’orario di visite sarebbe terminato alle otto, mancavano pochi minuti ormai. Anita era seduta sul letto della madre e le teneva la mano. Avevano cantato tanti auguri  a te reggendo un vassoio di pasticcini, per poi mangiarli sbirciati da infermieri speranzosi.<br />
Il figlio era appoggiato al muro e ora masticava un chewing gum. Giacinto invece andava avanti e indietro per la stanza, guardando inquieto l’orologio. Le otto: doveva andare. Salutò così la suocera: “Beh, tanti auguri allora e badate di riguardarvi eh? E di mangiare quello che vi portano. Non sarà proprio come a casa, ma almeno se lo mangiate tutto, poi potrete uscire prima e andremo tutti quanti insieme a prendere il baccalà.” Anita lo guardò con gli occhi umidi di gratitudine. “Beh, adesso io dovrei andare a dire il vero. Mi incontro con Alberto, come sempre. Posso lasciarvi un po’prima?” “Andiamo anche noi tra un attimo, caro, non si può più stare qui a quest’ora.” Gli disse Anita. “Arrivederci, signora e mi raccomando mangiate!” -si accomiatò Giacinto, coi piedi già alla soglia della porta. “Non fare troppo tardi, ciao.”  Gli gridò dietro Anita.<br />
Libero. Saltellando per la strada, Giacinto raggiunse in un baleno il teatro Casanova. Era il primo. “Un biglietto per lo spettacolo di lirica!”esclamò trionfante alla donna dello sportello. Lo assalì in quell’attimo il timore che i biglietti potessero essere già esauriti. Non si era fidato a comperarli prima. Ma, per una volta, era stato fortunato. La donna, rivolgendogli un’occhiata perplessa glielo consegnò e lui voleva quasi mettersi a ballare dalla contentezza. Dopo aver pagato, scostò le pesanti tende  che introducevano alla sala ed entrò. Si mise a cercare una poltroncina che fosse abbastanza vicina al palco e in posizione centrale. Ne cambiò tre, per provare da dove si vedeva meglio e alla fine gli sembrò di aver scelto proprio il posto migliore di tutto il teatro e vi si adagiò comodamente. Erano solo le otto e un quarto. Dopo una ventina di minuti, il salone cominciò ad affollarsi. Tante persone erano volti già noti a Giacinto, che aveva incrociato per caso in città, ma amici suoi non ce n’erano. Nessuno di loro si interessava di lirica. Alberto poi, figurarsi! Per fortuna poteva usare la suocera come scusa per giustificare la sua assenza alle rituali partite.<br />
Ah, la lirica! Lui l’aveva sentita una volta sola, dal vivo. Era  piccolo e suo nonno l’aveva portato  all’arena di Verona a sentire il Don Giovanni e da allora gli era rimasto come un pallino in testa per quella musica. Quella volta, la voce possente del baritono lo aveva fatto sentire pieno, gonfio di una piacevole sensazione, non sapeva nemmeno lui dire che cosa fosse. Si era sentito pieno e basta, come un uovo sodo. E ora poteva provarla di nuovo. Il nonno non c’era più, ma era come se fosse stato con lui, che poteva quasi ritornare, solo per  un attimo, quel bambino.<br />
Una signorina bionda si sedette alla sua destra, dall’altra parte invece, un uomo distinto con la moglie ben truccata. Giacinto si risistemò sulla poltrona, badando di non urtare con le gambe  la schiena di chi stava nella fila davanti e poi incrociò le dita sulle ginocchia, pronto a gustare la scena.<br />
Ecco che il sipario rosso del teatro scorreva e si apriva su una bellissima signora, con un abito scintillante, che sorrideva nel mezzo del palcoscenico accanto a un pianoforte a coda. Giacinto sentì un’emozione nelle dita dei piedi che saliva formicolando fino alle gambe. Non riuscì neanche a comprendere quello che la donna diceva, per la troppa agitazione. Probabilmente aveva presentato il pianista e introdotto il primo cantante, perché un uomo stava avanzando. Com’era imponente! Con ampie falcate raggiunse la presentatrice e le baciò la mano e lei, arrossendo, sgusciò dietro le quinte. L’artista, grande e robusto con le spalle larghe stava ritto come un soldato e gli pareva un Napoleone. Chiuse gli occhi, mentre la musica, pian piano attaccava.<br />
“Cof cof” un colpo di tosse scosse improvvisamente Giacinto. Il baritono strizzò il viso in una smorfia di concentrazione. Ma a Giacinto stava accadendo qualche cosa di strano. Sentiva un fastidiosissimo pizzicorino nella gola e voleva a tutti i costi domarlo. Lo cacciò indietro eroicamente, ma gli occhi gli lacrimarono così tanto, che la signorina bionda seduta accanto gli sussurrò “Tutto bene, signore?” lui annuì, con due lacrimoni che gli luccicavano sulle guance.<br />
“Laaa…” iniziò il cantante. La sua voce andava in crescendo, si espandeva progressivamente per raggiungere e colmare ogni angolino della sala. Ma anche dentro di sé, Giacinto sentiva qualcosa allargarsi. Il fastidio non accennava a diminuire ed egli prese ad agitarsi ancora di più e tentò un’altra volta di ostacolarlo, reprimerlo, mandarlo giù con la saliva perché soffocasse nelle viscere. La signorina osservava perplessa la strana lotta che il suo vicino intratteneva con se stesso. Per un attimo all’uomo sembrò di avere vinto e, compiaciuto, si mise tranquillo in ascolto.<br />
“Laa donna è mobil…qual piuma al veeee…” “COF COF COF!” Era un vulcano. Giacinto eruttò tutto il fastidio che aveva represso, vomitando potenti colpi di tosse. “COF, COF, CAUF, CAUF” Non riusciva a smettere. Il signore distinto alla sua sinistra, gli diede qualche educata pacca sulla schiena, che ebbe solo l’effetto di fargli uscire dei colpi di tosse ancora più potenti, veri e propri boati, che lo lasciavano esausto. “E di pensierEEEEEEEEEEEER” “Cof cof!”. Il cantante lanciò uno sguardo accigliato verso il pubblico, stava diventando nervoso. “eeeEEEE”… “cooOF”. Allora interruppe la canzone bruscamente, battendo stizzoso con gli stivaletti sul palco. Tutti si voltarono verso Giacinto, che era diventato bordeaux e grondava ormai di sudore. Smetteva per qualche secondo di tossire e riusciva a malapena a tirare una boccata d’aria, per poi riprendere ancora più forte di prima. Scrollò le spalle e rivolse i palmi delle mani all’aria, per giustificarsi di fronte alle occhiate indignate che gli rivolgevano le persone attorno. Il baritono batté nuovamente i piedi per terra. Ora più che Napoleone, pareva un soldatino giocattolo. “Basta, portatelo via! Non lo voglio sentire, via, viAAAAAAAAAAAAAAA! Urlò, perfettamente intonato. Dall’ala sinistra del teatro partirono un paio di applausi, che furono immediatamente congelati dagli altri.<br />
Una delle due giovani maschere dai capelli chiari si avvicinò a quel punto a Giacinto e gli posò la mano sulla spalla. “Scusi”- disse tirando un po’indietro la testa per evitare spruzzi di saliva, moccio e lacrime. “Devo pregarla di uscire dal teatro, le rimborseremo il biglietto, non si preoccupi. Mi dispiace, ma altrimenti il cantante non può continuare lo spettacolo.” Giacinto non era neanche in grado di rispondere verbalmente. Con un cof cof si alzò mesto, la ragazza bionda gli mise davanti la sua giacchetta e la maschera lo accompagnò fuori, che stava ancora tossendo.</p>
<p>L’indomani, Giacinto andò dal medico. Dopo una visita rapida alla suocera in ospedale, attese il suo turno al pronto soccorso. Voleva vederci chiaro.<br />
“Dottore, non so cosa mi è preso, ma una tosse improvvisa, così, senza sosta…” Spiegò. Il medico lo osservò attentamente, gli spalancò la bocca, illuminò la gola, lo tastò, lo ascoltò con lo stetoscopio, lo misurò in tutti i modi possibili.<br />
“Caro il mio signor Olmi” -disse- “Lei non ha assolutamente nulla. È sano. La sua tosse probabilmente è stata dovuta  a un’emozione troppo forte.”<br />
“Un’emozione troppo forte…” si ripeteva Giacinto, tornando a casa. Rimuginando lungo la via, passò davanti al volantino giallo, che già si era un po’ staccato dalla bacheca e iniziava a sventolare. Da bambino non gli era mai successo nulla di simile. Pensò poi al suo matrimonio con Anita, non gli pareva di aver tossito, quel giorno. Gli venne in mente però, che quando era nato suo figlio, egli aveva preso a tossire forte forte, tanto che le infermiere lo avevano allontanato in due dalla sala parto.<br />
E poi? Poi basta! Non c’erano state altre occasioni dove si era ritrovato a tossire così, per lo meno fino alla sera prima.</p>
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		<title>Weekend prima di natale</title>
		<link>http://micromondi.jurka.net/2009/11/26/weekend-prima-di-natale/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 15:40:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zeitblom</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[-Forse lo dovresti chiamare, tuo padre&#8230;-
-Stai scherzando? Non ho nessuna intenzione di sentirlo!-
-Ma Silvia, è natale&#8230;-
-Non me ne frega un cazzo, &#8217;sto vecchio zozzone.-
-Beh, dai non ci trovo niente di male, tutto sommato.-
-A 70 anni masturbarsi in tutù sul tavolinetto del soggiorno forse non è poi così grave, farlo sapendo che sarebbe arrivata la donna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>-Forse lo dovresti chiamare, tuo padre&#8230;-</p>
<p>-Stai scherzando? Non ho nessuna intenzione di sentirlo!-</p>
<p>-Ma Silvia, è natale&#8230;-</p>
<p>-Non me ne frega un cazzo, &#8217;sto vecchio zozzone.-</p>
<p>-Beh, dai non ci trovo niente di male, tutto sommato.-</p>
<p>-A 70 anni masturbarsi in tutù sul tavolinetto del soggiorno forse non è poi così grave, farlo sapendo che sarebbe arrivata la donna delle pulizie si.-</p>
<p>-Tesoro, facile che se ne sia dimenticato.-</p>
<p>-Sarà&#8230; quando arrivi su?-</p>
<p>-il 24 in serata, lo sai. Spero di cavarmela in fretta, ma ben che vada arriverò per l&#8217;ora di cena.-</p>
<p>-Ok, un bacio amore, ci sentiamo domani.-</p>
<p>-Ti amo, tesoro.-</p>
<p>Silvia non è sicuramente sconvolta tanto dalla donna delle pulizie, non l&#8217;è mai importato nulla delle persone di servizio. La cosa che la sconvolge è che suo padre abbia una sessualità che lei ritiene deviata. Baf, io non so di preciso come al giorno d&#8217;oggi si faccia a definire &#8220;deviata&#8221; un qualunque tipo di sessualità.</p>
<p>Esco dai bagni, percorro il corridoio e rientro nella sala riunioni grande: il buffet natalizio aziendale, una delle più sconvolgenti torture dei giorni nostri. E pensare che c&#8217;è chi, come Marco della logistica, ci viene anche se essendo in ferie potrebbe benissimo fingere di essere alle bahamas. Probabilmente è convinto che sia buona politica di lecchinaggio presenziare; un attimo, sono ingiusto, magari è un giovane idealista&#8230; coglione, in entrambi i casi.</p>
<p>Voglio uscire da qui il più in fretta possibile, come il 90% dei presenti, facce tirate in sorrisi di plastica. Laura, segretaria della contabilità con contratto in scadenza, si sta sfondando di prosecco, tanto sa che il contratto non glielo rinnoveranno. Lancia frecciate un po&#8217; a tutti, un bel diversivo. Finirà con le gambe all&#8217;aria o nello scannatoio di uno dei commerciali, quasi certo. Paolo, vice direttore marketing, è uscito dal bagno prima che io andassi a telefonare a Silvia: per sopravvivere al disgusto s&#8217;è sparato due belle pippatine.</p>
<p>Finalmente è il turno del discorso motivazionale. Gli entusiasti drizzano le orecchie, in visibilio, in orgasmica ammirazione per gli splendidi risultati raggiunti. A loro discolpa va detto che sono pochi e idioti. Poveri loro. Il fatto che questi mirabolanti risultati siano manipolazioni di risultati decisamente meno mirabolanti, ottenuti facendoci lavorare tutti come schiavi e cannibalizzando aree di mercato lasciate scoperte da competitor schiantati dalla crisi pare non disturbarli.</p>
<p>Perlopiù comunque si sta ad ascoltare in buon ordine, pensando diligentemente ognuno ai cazzi propri. Tipo io penso a Rita. Per esempio. Quando l&#8217;AD finisce qualcuno applaude, gli altri gli vanno dietro e segue il sciogliete le righe. Non di coca, Paolo cazzo!</p>
<p>Sono tra i primi ad andarmene, infilandomi sotto i portici mentre i negozi chiudono. Venerdì prima di natale, Rita torna a casa dei suoi domani e stasera vuole che andiamo ad una festa. Le ho spiegato che ho 35 anni e non ho più voglia di feste; ha ribattuto che lei di anni ne ha 23 e ne ha voglia eccome e che una volta tanto, visto che mia moglie non c&#8217;è, vuole andarci con me. M&#8217;è parsa ragionevole, come richiesta.</p>
<p>Suono al citofono e lei mi apre. Mentre salgo i 4 piani di scale mi chiedo come è successo che mi sia ficcato in questo casino: ogni tanto mi dico che è colpa di Silvia e della sua rigidità, altre volte mi dico che forse non dovevo sposarla solo perchè suo padre è uno dei soci dell&#8217;azienda in cui lavoro, altre volte ancora mi convinco che è perchè non siamo ancora riusciti ad avere figli; poi però evito di girarci attorno e lo ammetto: mi va di farlo e non trovo nessuna motivazione valida per non farlo.</p>
<p>Rita mi bacia, mi fa sedere sulla poltrona dell&#8217;ikea da quattro soldi, mi accarezza mentre chiudo gli occhi e butto a terra il cappotto.</p>
<p>-Puoi spegnere la luce, ti spiace? Ho un mal di testa incredibile, fottuta Milano, i loro geni del marketing e tutte le loro idee del cazzo. Grazie.-</p>
<p>Rita è una di poche parole. Spegne la luce grande, lascia solo accesa un&#8217;abat jour a cui sopra ha messo uno scialle da zingara, mi versa un bicchiere dalla bottiglia di whisky che tengo qui da lei, mi sbottona i pantaloni, si leva i suoi e mi sale sopra.</p>
<p>Mentre lei si fa una doccia guardo fuori dalla finestra la gente che cammina, le macchine, i tram. Mi accorgo di avere ancora la cravatta al collo, solo allentata. La levo, la piego attentamente e la metto dentro alla borsa di cuoio. Penso a Silvia, in montagna, mi chiedo se si sia portata dietro il suo amante o no. Sono certo che ne abbia uno, mi limito a fare finta di non averlo capito.</p>
<p>Rita compare sulla porta del bagno, sorridendo, mi passa vicino, va in camera, da lì mi lancia un maglioncino che ho lasciato da lei qualche tempo fa.</p>
<p>-Mettiti questo magari, non è proprio una festa da camicia e giacca.-</p>
<p>-Immaginavo.-</p>
<p>-Vuoi che cucini qualcosa?-</p>
<p>-No, andiamo a mangiare fuori&#8230; sushi?-</p>
<p>-Tu vuoi sempre mangiare sushi&#8230; Una pizza?-</p>
<p>-Non scherziamo. Via Po?-</p>
<p>-Non vado per principio in un posto da 80 euro a cranio. Trattoria in collina?-</p>
<p>-Non ho la macchina, ma possiamo prendere un taxi.-</p>
<p>-No, ascolta, dovremo già prenderlo per andare alla festa se non hai la macchina. Va bene il giapponese, ma io niente sushi, ok?-</p>
<p>-Ok.-</p>
<p>Per strada, dietro un angolo, semi nascosto nel buio, fermo di fianco ad un portone, c&#8217;è un tipo vestito da batman, ed è estramamente calato nella parte. Magari è davvero batman, chi lo sa. Comunque sia non fa una mossa. Io sobbalzo, Rita ride. Questa città sta diventando sempre più folle.</p>
<p>Al ristorante mi ubriaco di sake, non mangio da ieri sera e butto giù giusto due nigiri e un po&#8217; di sashimi, mentre osservo Rita riempirsi di tempura e carne alla piastra e bersi tre Asahi. Mi affascina stare ad osservare tutta quella vitalità. Rita è sempre in movimento, sempre con un mezzo sorriso astuto sulle labbra. Sicura di sè, quasi tracotante. Almeno nei gesti e nel modo di fare.</p>
<p>Probabilmente è questo che mi piace di lei, io manco mi ricordo com&#8217;era essere così. Se mai lo sono stato, chiaro&#8230; non credo dipenda dall&#8217;età.</p>
<p>Combino un casino col conto, tra bancomat e carta di credito, sono davvero un pochetto andato. Rita ride, abbondantemente. Mi trascina a bere un rum in un posto infame pieno di gente, la trascino a bere un bourbon in un localino semivuoto e senza musica, vecchio come noi due messi insieme.</p>
<p>Alla fine prendiamo un taxi e andiamo alla festa. Dopo il ricordo di lei abbracciata e io che guardo le luci dei lampioni e delle macchine attorno a noi: buco nero.</p>
<p>Poi mi risveglio a casa sua, nudo, nel suo letto. Lei non c&#8217;è. È mattina e ho parecchio mal di testa: &#8220;sono andata a comprare un regalo, torno presto&#8221; dice il biglietto che ha lasciato sul suo cuscino.</p>
<p>Guardo se Silvia m&#8217;ha chiamato, rimpiango la mia ora di jogging del sabato mattina, è mezzogiorno e voglio solo buttarmi nella jacuzzi con un whisky e soda e rimanere lì a bollire.</p>
<p>Scrivo a Rita un contro-biglietto: &#8220;vado a casa a smaltire, ci sentiamo. chiama quando arrivi a casa dei tuoi&#8221;. Quando sono già fuori dal portone mi ricordo di non averle dato il suo regalo di natale, un iPod touch su cui sbava da mesi. Glielo darò dopo natale. Il fatto che neppure lei m&#8217;abbia dato il suo per me mi attraversa per un attimo il cervello, ma proprio solo un attimo.</p>
<p>Noto che batman non c&#8217;è più, mentre vado verso l&#8217;ufficio per prendere la mia macchina e tornare a casa. Mi pare giusto, batman mica sta in giro tutto il giorno, il sabato prima di natale&#8230; sarà a comprare i regali pure lui, no?</p>
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		<title>Voglio una giacca per dimenticare</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 15:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sollazzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; come
se non ti sentissi più mia
se un fiume ti stesse portando
in un lago di succo di futuro 50%
o più probabile
in un mare di latte rancido con pezzi di cambiamenti
ti sento mia,no
da un momento all&#8217;altro
da un secondo al secondo successivo
il dolore che avevo dimenticato&#8230;
e subito nel mio piatto
una fetta
di torta amara.
Vorrei libertà e comprensione,
partire per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; come<br />
se non ti sentissi più mia<br />
se un fiume ti stesse portando<br />
in un lago di succo di futuro 50%<br />
o più probabile<br />
in un mare di latte rancido con pezzi di cambiamenti</p>
<p>ti sento mia,no</p>
<p>da un momento all&#8217;altro<br />
da un secondo al secondo successivo</p>
<p>il dolore che avevo dimenticato&#8230;</p>
<p>e subito nel mio piatto<br />
una fetta<br />
di torta amara.</p>
<p>Vorrei libertà e comprensione,<br />
partire per qualche luogo di sogni infantili<br />
con una valigia vuota</p>
<p>e una giacca<br />
e una giacca<br />
e una giacca<br />
a tenermi caldo il cuore</p>
<p>-sta tranquillo- vorrei dicesse la giacca al cuore<br />
-troverai altri mondi, altri istanti altre vite che entreranno nella tua-</p>
<p>-sei proprio una bella giacca- direi io commosso.</p>
<p>-grazie non ti abbandonerò mai nemmeno quando mi metterai d&#8217;estate nell&#8217;armadio, io ti penserò-</p>
<p>-ma no!- non ci saranno estati-! Direi,<br />
continuando<br />
-viaggeremo per tutti gli inverni del mondo<br />
e non vedrai il buio dell&#8217;armadio di nessuna terra,<br />
di nessun luogo,<br />
viaggeremo e tu mi scalderai il cuore<br />
e io ti pulirò e riempirò le tue tasche di gingilli e pietre preziose<br />
che troveremo nel nostro cammino-<br />
….<br />
..</p>
<p>Per dimenticare voglio una giacca cosi.<br />
Voglio una giacca<br />
voglio una giacca<br />
voglio<br />
una<br />
giacca<br />
vo<br />
un<br />
gia<br />
v<br />
u<br />
g<br />
.<br />
.<br />
.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tommy</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 21:57:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>autore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Tommy come tutte le sera si stava preparando per andare a letto.
E come tutte sere stava facendo quei piccoli riti che preparavano al coricarsi.
Si era quindi appena lavato i denti, si era cambiato, mettendo il pigiama con gli orsetti che tanto gli piaceva e si era messo sotto le coperte, aspettando trepidante che la nonna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tommy come tutte le sera si stava preparando per andare a letto.<br />
E come tutte sere stava facendo quei piccoli riti che preparavano al coricarsi.<br />
Si era quindi appena lavato i denti, si era cambiato, mettendo il pigiama con gli orsetti che tanto gli piaceva e si era messo sotto le coperte, aspettando trepidante che la nonna venisse per salutarlo e dargli la buona notte.<br />
A Tommy piaceva quando era dalla nonna, questo non perché non volesse bene ai suoi genitori, gliene voleva moltissimo, ma perché la nonna raccontava delle storie incredibili sulla vita prima.<br />
Già, prima, stava pensando Tommy, lui in effetti il prima non l’aveva mai visto.<br />
Sua nonna glielo aveva raccontato spesso, di nascosto dai suoi genitori, perché loro non volevano che si spaventasse.<br />
Ma le storie della nonna erano belle, sembravano reali e incredibili allo stesso tempo…<br />
“Allora, Tom, non dormi ancora?”<br />
“No, nonna, ti stavo aspettando!”<br />
“Non vorrai che ti racconti ancora vero? lo sai che il papà e la mamma non vogliono…”<br />
“Dai, nonna, l’ultima, dai!, altrimenti non riesco a dormire”<br />
“E va bene, ma è l’ultima volta…allora…cosa vuoi che ti racconti questa volta?”<br />
“nonna, nonna , in un vecchio coso…li-libro?”mm-mm…la nonna accennò un leggero sì con la testa un po’ preoccupato, pensando che prima o poi avrebbe dovuto disfarsi, di tutta quella roba…<br />
“nonna, ho visto dei cosi, delle immagini di case enormi, con in parte delle specie di torri grandissime…nonna, cos’erano? Mi sembra che dicessero che erano ch-chiese?”<br />
“Esatto, Tom, erano delle chiese, dentro la gente pregava..<br />
“Pregare………..? Cosa vuol dire pregare, nonna?”<br />
“Vedi Tom, è difficile da spiegare, ma prima che tutte le religioni venissero dichiarate illegali, perché fu a causa loro che successe…………e la nonna fece un piccolo gesto con la testa, appena percettibile, un leggero moto, un velo che per un momento le coprì gli occhi, un pensiero lungo poche frazioni di secondo, eppure così lungo, così lungo…<br />
…dicevo, in quei luoghi, che erano grandi proprio per dimostrare la potenza di Dio, gli uomini parlavano con Dio…”<br />
“dio? Parlare con dio? Chi è dio? E perché ci parlavano?”<br />
“si, Dio…tu non ne hai mai sentito parlare, Tom, perché è una parola innominabile, ormai, il governo centrale non vuole che questa parola venga detta, Tom, quindi stai attento e non ripeterla mai, quando sei fuori…”<br />
“va bene, nonnina….” “me lo prometti?” “te lo prometto, parola! Cos’e dio, nonnina?”<br />
“Dio…Dio..Dio….vedi secondo la Storia Dio non sarebbe altro che un sogno, un immaginazione degli uomini, costruita per rendere più semplice il credere che la nostra vita, qui abbia un sendo…e…mi capisci Tom?”<br />
“più o meno, nonna….ma perché gli uomini avevano deciso di fare dio?”<br />
“ohoh, Tom, loro non lo avevano deciso, ci credevano, pensavano che Dio fosse in alto, dappertutto, e che li vedesse…dio era sempre esistito, per loro…<br />
“oh, credo che ho capito, ma nonna, cosa vuol dire pregare?<br />
“eh, Tom, pregare vuol dire parlare con Dio, vedi, quando volevi fortemente che succedesse qualcosa, o volevi che andasse bene tutto, o semplicemente per dire grazie, gli uomini pregavano…e costruivano questi grandi case per pregare e per dire grazie a dio…”<br />
“oh, ho capito, nonna! C’erano delle foto dove delle persone stavano in ginocchio con le mani giunte e gli occhi chiusi!…..e Tom mimò il gesto, mettendosi in ginocchio sul letto, mani giunte…<br />
“esatto Tom, ma non farlo! Lo sai che queste cose antiche sono vietate!”<br />
“va bene nonna” “bene, e adesso a dormire! E mi raccomando, questo è il nostro segreto, mi raccomando….gli occhi della nonna sono serissimi, pensò Tom, “sì, nonna, lo prometto, se mi dici che mi racconterai ancora….” “va bene, Tom, ma adesso a letto, domani i tuoi genitori tornano presto!, buona notte..” “buona notte nonna, disse Tom, raccogliendosi all’interno delle calde coperte..”<br />
la nonna diede un bacio sulla fronte del bambino e usci dalla cameretta, chiudendo la porta…</p>
<p>…ma Tom non riusciva a dormire, continuava a pensare a dio, agli uomini, ai racconti della nonna…<br />
…improvvisamente, quasi come se lo avesse sempre fatto, come se fosse una cosa naturale, istintiva quasi, si sedette sul letto, giunse le mani, chiuse gli occhi….<br />
E, per la prima volta nella sua vita, pregò.</p>
<p>Pregò, perché, un giorno, potesse vedere il sole.</p>
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		<title>autunno, tempo di contest!</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 22:45:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Inauguriamo oggi la sezione Micromondi, che fino ad oggi avevamo un pochino trascurato, e nel farlo non solo vi invitiamo a registrarvi e a postare i vostri scritti per il gusto del confronto letterario e della sfida pubblica, ma lanciamo anche immediatamente un contest!
In cosa consisterebbe, direte voi, questo fantomatico contest? e che è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inauguriamo oggi la sezione Micromondi, che fino ad oggi avevamo un pochino trascurato, e nel farlo non solo vi invitiamo a registrarvi e a postare i vostri scritti per il gusto del confronto letterario e della sfida pubblica, ma lanciamo anche immediatamente un contest!</p>
<p>In cosa consisterebbe, direte voi, questo fantomatico contest? e che è un contest? Beh un contest è una specie di gara (solo che &#8220;contest&#8221; fa più figo) nel quale NOI mettiamo in palio un premio e VOI partecipate per aggiudicarvelo secondo le regole che adesso andremo ad enunciare.</p>
<p>Orbene, di cosa si tratta? Ebbene si tratta di un concorso di letteratura, indirizzato a tutti voi, scrittori in erba, per cui vi chiediamo di registrarvi e di mandarci, sotto formato di post, i vostri testi, che possono essere racconti, poesie, saggi brevi, questi post saranno prima letti e valutati dalla nostra redazione secondo un semplice criterio di legalità (solite cose, tanto per non finire in prigione) entro un giorno o al massimo due, e saranno quindi approvati. Da quel momento questi stessi scritti saranno visibili a tutto il pubblico internettiano, saranno discussi, letti, commentati, <strong>ma, ed è quello che più conta probabilmente per voi, parteciperanno alla selezione per la pubblicazione ufficiale in un libretto debitamente stampato e con regolare licenza Siae e codice ISBN.<br />
I vostri scritti avranno quindi la possibilità di finire su carta!</strong><br />
Volete partecipare? non perdete tempo, iscrivetevi su jurka e mandateci uno scritto tramite bacheca&gt;articoli&gt;crea nuovo oppure mandate una mail a micromondi@jurka.net!!</p>
<p>PS: quando scade il contest? Salvo proroghe il tutto scade entro fine gennaio, gli scritti verranno quindi selezionati entro febbraio e pubblicheremo il libro entro l&#8217;anno accademico!</p>
<p>Questo è solo il primo di numerose iniziative legate a Micromondi, continuate a seguirci!</p>
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		<title>Benvenuto in Micromondi</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 18:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippobonadiman</dc:creator>
				<category><![CDATA[MICROMONDI]]></category>
		<category><![CDATA[Blog Letterario]]></category>
		<category><![CDATA[Jurka.net]]></category>
		<category><![CDATA[Presentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Trento]]></category>

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		<description><![CDATA[Sei uno scrittore, un poeta o semplicemente ti diletti a scrivere? Hai un tuo blog personale in cui raccogli i tuoi pensieri? Stai cercando un luogo in cui condividere i tuoi scritti, ricevere dei commenti a questi e incontrare altre persone che come te coltivano la passione della scrittura? MICROMONDI è il luogo che fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Sei uno scrittore, un poeta o semplicemente ti diletti a scrivere? Hai un tuo blog personale in cui raccogli i tuoi pensieri? Stai cercando un luogo in cui condividere i tuoi scritti, ricevere dei commenti a questi e incontrare altre persone che come te coltivano la passione della scrittura? MICROMONDI è il luogo che fa al caso tuo. </p>
<p>MICROMONDI è il blog letterario del portale Jurka.net. E&#8217; un progetto che intende scoprire e portare avanti l&#8217;arte della scrittura che si sviluppa sul territorio di Trento e provincia. Indagando principalmente nell&#8217;ambiente universitario trentino, MICROMONDI vuole diventare il blog letterario di riferimento per tutte le persone che fanno scrittura, di tutte le forme e di tutti i generi.</p>
<p>L&#8217;intento è di creare una rete trentina in cui figure come poeti, romanzieri, critici letterari e semplici appassionati di scrittura possano incontrarsi, condividere i propri scritti e leggere e commentare quelli altrui. MICROMONDI vuole dare unità, identità e visibilità alla scrittura trentina, dalla più giovane alla più sofisticata, proponendo scritti di qualsiasi persona che faccia della scrittura la propria arte. Così facendo potremo, anche col vostro aiuto, creare un luogo che vivrà della scrittura e che potrà essere anche luogo di confronto, dibattito e discussione critica intorno agli scritti che pubblicheremo. </p>
<p>MICROMONDI guarda anche oltre e spera che con l&#8217;aggregazione di tutte queste figure che amano la scrittura e con la creazione, ci si augura, di un folto gruppetto di scrittori, oltre a creare un luogo serio di confronto, si possano proporre dei temi, dei veri e propri &#8220;contest&#8221; tematici.</p>
<p>Le idee sono tante, ambiziose e il progetto è molto malleabile a piacimento e a seconda della strada che gli vorremo far prendere. Fondamentale per MICROMONDI e per la vita di questo progetto però è la tua partecipazione, quindi se tu che leggi queste parole hai trovato nelle parole qui sopra scritte l&#8217;entusiasmo e la sintonia giusta, se sei un appassionato di scrittura creativa o se sei un veterano, ecco tu sei la persona che fa al caso nostro.</p>
<p>Contattaci fin da subito per proporre i tuoi scritti o solo per ricevere informazioni scrivendo a <a href="mailto:micromondi@jurka.net">micromondi@jurka.net</a> e presto ti contatteremo per renderti partecipe di questa esperienza che vuole valorizzare l&#8217;arte della scrittura in trentino.</p>
<p>Filippo Bonadiman</p></div>
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